Domenica 3 Agosto

 

SI PARTE

avventura

[av-ven-tù-ra] s.f.

 

  1. Avvenimento inaspettato, fuori dall'ordinario e curioso. SIN

  2. Impresa che presenta imprevisti, rischi.

  3. Relazione sentimentale non impegnativa.

 

 

  1. quattro asini, un video maker francese domiciliato in Thailandia ma conosciuto in Nepal ed un cantastorie che di somaro ha ancora tutto tranne che la penna... (fuori dall'ordinario e curioso)

  2. attraversare l’Italia da Nord a Sud, dalla città natale posta ai piedi dei monti al comune più meridionale, famoso per i pomodorini, sui dei motorini che alla carta presentano 50 cc...(Impresa che presenta imprevisti, rischi)

  3. Mediamente otto ore al giorno in sella ad un motorino o dentro un furgone di appoggio, stretti, sudati.. 6 uomini, 4 tende e poche docce... (Relazione sentimentale non impegnativa)

 

clicca sulla carta per vedere il percorso

Leggendo le definizioni qui sopra il Crazy Italian Rally vissuto dal team Sensa Cunisiun calza a pennello... non una, non tre ma un milione di volte.. perché quello che segue non è il racconto di una vacanza... non è il reportage dell’ennesima asinata alle quali il team ci abituati... questa volta grazie alla malsana idea di due geniali fratelli di Tollegno, la si è fatta fuori dal vasino....

 

A seguire potete leggere il diario di bordo, guardare le foto e godervi il video di un’avventura iniziata il 3 Agosto 2014, lunga 12 (eterni) giorni composta da 1632 km (sommandone altri 300 fatti di impreviste deviazioni) attraverso uno dei più bei paesi al mondo, popolato da un miscuglio di dialetti e contraddizioni che ai 36 km orari di media riesce ancora a stupire anche chi ha avuto la fortuna di nascerci in questo bel paese....

 

Prima di assaggiare la ratatouille di emozioni che i nostri improbabili eroi hanno vissuto è d’obbligo ringraziare chi ha partecipato, chi ha ideato ed organizzato, chi ha aiutato come ha potuto per rendere questa follia una realtà di cui scrivere... rimarranno le risate, i brindisi, le fotografie e tutto quello che la tecnologia di oggi ci permettere di incapsulare in gigabyte di memoria ma ciò che conta è quella sensazione di gloria, di soddisfazione...

 ...l’emozione che si prova quando si sa in ogni cellula del proprio essere di aver vissuto una storia che vale la pena di raccontare...

grazie a tutti e ricordate, “never stop fe’i asu”...

LA PARTENZA

 

A seguire, il messaggio scritto il 2 Agosto, da un membro della chat dei Sensa Cunisiun, il  famigerato gruppo di sportivi ed organizzatori di eventi della provincia di Biella.

“Signori, stasera è l’ultima sera, prendete le vostre donne, fate l’amore... Avvicinate i vostri cari, dite loro ciò che provate... Lavatevi i denti, mettetevi il pigiama... Apprezzate il profumo delle lenzuola lavate... Godete del lusso dello svegliarvi puliti, riposati, e pieni di vita... Guardatevi allo specchio perché  l’uomo che si riflette oggi non é l’uomo che vedrete domani... Questa non é la fine e non é l’inizio... Questa é la notte che vi divide dalla più grande esperienza della vostra vita... comunque vada sarà un successo e per i più: “ andiamo a vincere”. Già da ora, vi ringrazio per quel che verrà... Buonanotte Gentiluomini, che l’impresa abbia inizio...”

La mattina di domenica 3 Agosto, reduci della serata di presentazione avvenuta al locale notturno Concept di Biella, un eterogeneo gruppo di avventurieri ha lasciato la piazzetta di Tollegno alla volta di Pachino, in Sicilia.

Organizzato dai fratelli Castagno, questo è il Crazy Italian Rally.

Da una notte stellata in un campeggio a Novi Ligure, i primi aggiornamenti.

Sotto la pioggia torrenziale che finora ha caratterizzato l’estate biellese, il gruppo è stato compatto fino alla prima sosta, nei pressi di Caresanablot.

I Sensa Cunisiun hanno affrontato e risolto con esemplare successo un primo guasto tecnico, avvenuto nei pressi di Verrone.

In seguito, al riparo di una tettoia sulla statale, i conducenti della quindicina di motorini, un ape ed due furgoni, si sono ritrovati e liberati dalle tute antipioggia; hanno goduto di qualche raggio di sole brindando con cabernet in bicchieri di plastica.

Gli organizzatori, in formazione con la squadra degli audaci centauri di Tollegno, ha guidato la cavalcata fino ai primi cambi di copione.

La leggenda, narrata dai commenti sui network, vuole che alcuni partecipanti abbiano deciso di non perdere l’occasione e mangiare una panissa nel Vercellese.

E’ stata una giornata dura ed eccitante, lo spirito é al massimo, la schiena dolorante, ma nulla ha impedito i vari gruppi di raggiungere l’Appennino Ligure.

Domattina, in sella ai nostri cigolanti cinquantini, affronteremo La Scoffera, il serpeggiante passo che ci divide dalla tanto desiderata vista sul Mar Ligure.

E’ solo l’inizio di una grande avventura  tra una risata, uno scherzo.

Solo un giorno è trascorso ed ognuno di noi ha già tante esilaranti storie da raccontare.

I cuori battono forte, i veicoli reggono il ritmo. Con i moscerini tra i denti e le barbe che sanno di strada, andiamo alla grande, sappiamo di essere solo all’inizio di una grande avventura.

Davide Barbi

 

la voce narrante

DIARIO DI BORDO

DALLA TOSCANA

 

Ebbene si, siamo orgogliosi e francamente stupiti di potervi mandare un aggiornamento dalla Toscana meridionale.

Il Crazy Italian Rally ci é entrato nel sangue; mangiamo pane e olio motore, beviamo miscela al 2 per cento e respiriamo l’aria dei colli, arricchita dai gas di scarico degli viaggiatori estivi. Siamo unti e bisunti, negli occhi solo l’orizzonte, il cuore batte al ritmo di chi sta componendo la sinfonia di un sogno. Mentre la componiamo, balliamo senza pensare al domani.

Dalla ormai remota partenza da Novi Ligure, il gruppo Sensa Cunisiun ha inseguito gli arieti di sfondamento del Rally, il mucchio selvaggio capitanato dai fratelli Castagno.

Accompagnati da un clima propriamente estivo, abbiamo conquistato il Passo della Scoffera, alla volta di Lavagna. Accolti da un delegato del Sindaco, ci sono state aperte le porte del Tennis Club. Dopo un meritatissimo tuffo nel mare ed un interminabile sequenza di birre al tramonto, abbiamo allestito un campo base da manuale mentre alcuni di noi si sono dedicati alla riparazione dei malconci ma temerari motorini.

Il grande Sud ci sta stava aspettando, potevamo annusarlo nell’aria. Dopo una mezza dozzina di aggiustamenti di rotta, perdendoci come se stessimo passeggiando bendati nella periferia di una città asiatica, abbiamo collezionato il primo grande trofeo fotografico, la classica foto ai piedi della Torre di Pisa.

Il team Sensa Cunisiun, tra un disavventura ed un regalo del Fato, ha inseguito la già leggendaria cavalcata del resto del gruppo, alla volta di Follonica.

Dopo la notte, passata in riva ad un laghetto immerso nel verde della campagna Pisana, siamo saltati in sella ai nostri cavalli d’acciaio, e sulle ali del vento una brezza che non

supera i 43 km/h abbiamo attraversato la Versilia.

La “Megattera”, il nostro furgone di appoggio, si è dimostrato di vitale importanza.

Abbiamo conosciuto personalmente ogni meccanico incrociato negli ultimi 300 km, i nostri cinquantini si rivelano i mezzi più inadatti a questo tipo di viaggio. Queste, alcune delle delle ragioni per cui ringraziamo gli organizzatori, gli sponsor e le forze dell’ordine che hanno chiuso DUE occhi al nostro passaggio per averci dato l’opportunità di ingaggiare un’impresa con il peggiore repertorio di strumenti.

Dopo l’ultima intrepida tappa di quasi 200 km, la sera di Mercoledì siamo stati accolti come Sultani, da amici che risiedono a Capalbio. I festeggiamenti sono già  leggenda.

Il resto del gruppo, ha rallentato per lasciarsi raggiungere, i condottieri hanno deciso di perdersi per le campagne locali, vagando affamati per ore, tra i colli Toscani.

Giovedì, le televisioni parleranno di noi. Faremo breccia in capitale, Roma ci aspetta.

Tra gli ulivi su una collina vista mare, un abbraccio ai nostri cari “Ci mancate, non stiamo inseguendo un sogno, lo stiamo vivendo!”

LA CAROVANA RAGGIUNGE IL CENTRO ITALIA

 

La marcia su Roma è già leggenda.

Poeti e menestrelli, per i secoli a venire, comporranno versi sulle nostre imprese.

Finalmente il Crazy Italian Rally ha rivisto l’intero branco al completo, per una grande occasione.

La Capitale ha tremato come non faceva dai tempi degli Unni di Attila.

Resi coraggiosi da un vacillante senso dell’ orientamento, abbiamo percorso le vie di Caput Mundi, accolti come grandi conquistatori.

Per lo meno, così ci siamo sentiti durante la sessione fotografica in Piazza San Pietro, in sella alle nostre possenti cavalcate.

Dopo esserci perduti nel dedalo delle vie romane, almeno una mezza dozzina di volte, abbiamo raggiunto Zagarolo per l’accampamento offertoci dall’amico di un amico.

Mai ci avrebbe aperto le porte di casa se avesse visto, con i propri occhi, l’avvento del mucchio selvaggio.

La strada chiama e noi rispondiamo.

Dopo un estenuante tappa sempre e comunque accolti dal tifo degli sbalorditi passanti ed un pranzetto veloce a Terracina, abbiamo conquistato Mondragone, finalmente in

Campania.

L’asfalto corre veloce sotto i nostri destrieri a due ruote. Temperati da un tuffo al tramonto, abbiamo avuto il privilegio di essere ospitati dalla quinta essenza del calore Mediterraneo.

Un altro amico di un amico, ci ha permesso di montare le tende nel prato della sua azienda agricola, offrendoci una cena da nababbi con tanto di secchiello da 40 litri pieno di mozzarelle di bufala.

Non temete concittadini, abbiamo dato il meglio di cui eravamo capaci. Una nottata

indimenticabile.

Alla partenza, la mattina seguente, si dice che qualche lacrima abbia solcato qualche viso.

In formazione a carovana, attraversiamo viali all’ombra di pini possenti marittimi, campagne e centri abitati, guidati da un Ape attrezzata per la spedizione, sempre sotto gli occhi attenti e premurosi degli organizzatori.

A dir poco invincibili, siamo diventati ufficialmente “duri di strada”: mastichiamo kilometri e, tra le strategiche soste carburante, ci tiriamo gavettoni nei rettilinei.

Alcuni dei nostri veicoli stanno cadendo a pezzi, ma siamo sempre uniti come un branco di lupi della steppa.

La paura non è un alternativa che prendiamo in considerazione.

Abbiamo attraversato la barocchissima e famigerata Napoli; demolendo i pregiudizi che ci accompagnavano, gli autoctoni si sono dimostrati comprensivi, gentili ed entusiasti.

Poche ore dopo, una luna quasi piena è sorta sulle rovine di Paestum, ricordandoci che il nostro vagabondare sta curiosando tra gli angoli di alcuni dei più magici scenari del mondo.

Zuppe di pesce e caraffe di bianco hanno addobbato tavolate vibranti del suono di grandi risate; le amicizie che stiamo costruendo in questo viaggio, saranno impossibili da scalfire.

L’indimenticabile litoranea a strapiombo sul mare: alla volta di Scalea, il mucchio selvaggio ha serpeggiato sugli affusolati tornanti della Costa del Cilento.

I veterani dell’asfalto si sono permessi, a Palinuro, di affrontare un piatto di pasta cozze e fagioli; molti altri, tra una cambio di candela ed un durissimo tratto di strada chiusa al traffico civile, hanno reso omaggio al Cristo che domina Maratea per altro innalzato dai nostri concittadini, la famiglia Rivetti.

I sapori del Mediterraneo, il tramonto su golfi paradisiaci, lo spirito goliardico che supporta ogni avversità, sono solo scintille del fuoco di cui stiamo ardendo.

Non c’è molto che possiamo raccontarvi: se foste qui con noi, non ci sarebbe nulla di necessario da aggiungere.

PROFONDO SUD

 

Dal Diario di Bordo: la stanchezza, i guasti tecnici e la tropicale severità delle temperature, stanno misurando la tempra dei Centauri. Di una cosa siamo sicuri, niente e nessuno verrà lasciato indietro: abbiamo un impresa da portare a termine. Dopo la notte a

Scalea, ove il gruppo è stato ricevuto da un corteo di bambini in corsa, il gruppo ha affrontato di petto l’entroterra della Calabria. Profumi di rosmarino e terre arse ai piedi degli ulivi; le strade si prostrano di fronte all’audacia dei nostri due ruote. All’orizzonte, l’asfalto perde di sostanza; trema e scompare, miraggio ingannevole, non permette mai di sapere cosa ti aspetterà all’indomani. L’eroico Ape sta accusando la stanchezza ha fatto molta strada dalle valli della Fontina, il gruppo si divide in nuclei di avanscoperta, siamo nella terra della leggendaria cipolla rossa. Affrontiamo dilemmi strategici ammollo nelle acque cristalline di Tropea col tramonto che si spegne dietro ai contorni dell’isola di

Vulcano. Non c’è ostacolo in grado di distorcere la nostra percezione, una terra magica si sta offrendo a noi, ogni km è la scoperta di un gioiello nascosto. La costa arroccata sulla

scogliera Calabra diventa il nostro circuito da corsa; la carovana si è inseguita per curve e tornanti dando un saggio delle proprie abilità motociclistiche ed ha attraversato l’ epica Scilla per veloce omaggio: l’aria salmastra dello Stretto aveva già elettrizzato i nostri sensi.

Come pirati subalpini, a bordo dei traghetti siamo stati temuti ed ammirati. Spesso presi per scemi, ma mai ignorati. Il continente e le sue leggi era ormai alle nostre spalle. Quante volte abbiamo sentito “Da Biella?? E dov’è? Con i motorini! Siete dei Grandi!!!”, quanta gente ci ha offerto un caffè, una granita, una parola di conforto... La chiave per comprendere questo viaggio è appesa al mazzo dei valori umani, non di quelli

motociclistici. Chi ci ha ospitato, chi si è unito al gruppo dopo una chiacchierata al campeggio, come chi ci ha brutalmente rapinato con un conto di ristorante, sono i venti che ci hanno spinti in mari lontani, dove non avevamo carte di navigazione. La costa orientale della Sicilia ha messo a dura prova i cavalieri e i loro destrieri, ma grandi vittorie portano grandi privilegi. L’Etna ci ha regalato due notti di meraviglia pirotecnica, molti di noi hanno sentito un nodo in gola; le colate laviche accendevano una corona purpurea

dove il cratere lottava tra plumbee nubi e taglienti raggi del sole al tramonto.

Siamo in una terra di frontiera, non appartiene all’Europa ne all’Africa, la sua natura è quella di un luogo magico che può essere raccontato, ma mai compreso, se non viene vissuto. Impolverati, vestiti strappati e unghie irreparabilmente nere, a bordo di veicoli che implorano pietà, siamo pronti al Gran Finale.

Il mucchio selvaggio ingaggia le strade, tra l’oro bruciato dei campi e il blu cristallino del Mediterraneo, fino a conquistare la rocca di Pachino. I passanti si sono irrigiditi in un misto tra curiosità e terrore. Il branco del Crazy Italian Rally, motori e clacson a tutto fuoco, ha girato in piazza per far sentire che ce l’aveva fatta, che aveva tirato una linea tra due punti, tra la nostra bella casa tra le valli e un luogo che ora significa molto di più che la qualità di un pomodoro. Senza nemmeno prendere in considerazione una doccia, la carovana ha

raggiunto Marzamemi. A pochi km più a sud, tra calette paradisiache, piedi nudi, danze selvagge e sequenze di brindisi, il Crazy Italian Rally ha visto la fine della prima edizione.

Alla premiazione, gli abbracci e le risate brillavano di qualcosa di più che cameratismo.

Tutti i partecipanti, ora fratelli di grasso motore e sangue, centauri rudi e senza paura, donne forti, audaci ed estremamente pazienti, giovani e attempati, si sono stretti in un ringraziamento ai fratelli Castagno, le due menti che hanno ideato questa odissea, senza sapere che avrebbero cambiato la vita di tante persone. Grazie per averci scalciati fuori dalla zona di comodo. Grazie a tutti.

Si parlerà ancora di questa avventura, il documentarista francese che ci ha seguiti si sta preparando, voci di corridoio parlano anche di un libro in fase di bozza; ringraziando chi ci ha supportati, non possiamo che non menzionare gli sponsor, gli aiuti disinteressati che abbiamo ricevuto per strada, il supporto della famiglie da casa, l’attività dei network, e tutte le mani che hanno reso questa avventura possibile. 

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